Arte PaRDeS

eventi outside Pardes

mostra collettiva La selva Oscura

La Selva Oscura

mostra collettiva con opere di

Alessandro Bazan, Fulvio di Piazza, Kim Dorland, Manuel Felisi, Giovanni Frangi, Fabio Giampietro, Hyena, Giorgio Linda, Raffaele Minotto, Luca Moscariello, Barbara Nahmad, Simone Pellegrini, Pierluigi Pusole, Tobia Ravà, Max Rohr, Hana Silberstein.

A cura di Margherita Fontanesi

Giornata della Memoria 2015

70° anniversario della liberazione del Campo di Concentramento di Auschwitz

Correggio, Museo “Il Correggio”, 17 gennaio 2015 – 15 febbraio 2015

Inaugurazione: domenica 18 gennaio, ore 17.00

Comunicato stampa mostra La Selva Oscura

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mostra Scialuppe presso Tobia Ravà art factory

Scialuppe

Domenica 21 luglio 2013 dalle ore 18

finissage della mostra “SCIALUPPE” con un brindisi in Fondamenta dell’Arzere, Dorsoduro 2324 all’Art Factory di Tobia Ravà.

Mostra realizzata In occasione dell’avvenuto restauro degli spazi della sede Art Factory di Tobia Ravà a Venezia

Scialuppe
Alessandro Cardinale, Franco Cimitan, Alberto Di Fabio, Jernej Forbici, Roberto Fontanella, Cristina Gori, Abdallah Khaled, Bobo Ivancich, Guerrino Pain, Barbara Pelizzon, Tobia Ravà, Hana Silberstein, Francesco Stefanini, Annamaria Targher, Marika Vicari, Carla Viparelli, Cesare Vignato

In occasione della 55° Biennale di Venezia, e mostra collaterale a “PROGETTO ARCA, una scelta per un mondo futuro”, allestita negli spazi e nel parco di PaRDeS a Mirano (Via Miranese 42), attualmente in pausa, quindi non visitabile fino a metà settembre. L’esposizione “Scialuppe” come parte del più vasto “Progetto arca” vuole puntare l’attenzione sulla peculiarità dell’essere artista, in quanto per la particolare sensibilità, grazie a loro non solo è possibile comprendere meglio la realtà, dando una propria chiave di lettura del mondo, ma anche – nella maggior parte dei casi – indicano un via di scampo da percorrere.

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In occasione del restauro degli spazi dell’Art Factory di Tobia Ravà

Luisa e Tobia hanno il piacere di invitarvi all’Inaugurazione della mostra:

“SCIALUPPE” il 18 giugno 2013 alle ore 18.00

Venezia in Fondamenta dell’Arzere, Dorsoduro 2324

Espongono: Alessandro Cardinale, Franco Cimitan, Alberto Di Fabio, Jernej Forbici, Roberto Fontanella, Cristina Gori, Abdallah Khaled, Bobo Ivancich, Guerrino Pain, Barbara Pelizzon, Tobia Ravà, Hana Silberstein, Francesco Stefanini, Annamaria Targher, Marika Vicari, Carla Viparelli, Cesare Vignato

Dal 18 giugno 2013 fino al 21 luglio sarà visitabile “Scialuppe”, in occasione della 55° Biennale di Venezia, e mostra collaterale a “PROGETTO ARCA, una scelta per un mondo futuro”, in corso negli spazi e nel parco di PaRDeS a Mirano. L’esposizione “Scialuppe” come parte del più vasto “Progetto arca” vuole puntare l’attenzione sulla peculiarità dell’essere artista, in quanto per la particolare sensibilità, grazie a loro non solo è possibile comprendere meglio la realtà, dando una propria chiave di lettura del mondo, e nella maggior parte dei casi indicano un via di scampo da percorrere.

In collaborazione con la Galleria L’Occhio di Elisabetta Donaggio

Dorsoduro 2324 – Fondamenta dell’Arzere 30123 Venezia
tel./fax 041/5728366 cell. 349 1240891 cartec@alice.it

Ingresso gratuito. Da martedì a domenica dalle ore 15.30 alle 19

per informazioni
Emma Pessato 3403962112
Dario Bertocchi 3405577463

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Proiezione di: Elena in Pardes. Viaggio nella foresta numerologica di Tobia Ravà

Elementi dialettici di calcolo trascendentale

Centro Culturale Candiani
Piazzale Luigi Candiani, 15 – Mestre (Venezia).
Telefono: +39 0412 386 111
Elena in PaRDes
martedì 14 dicembre, ore 18.00

Elementi dialettici di calcolo trascendentale
Conversazione con l’artista Tobia Ravà sulla mistica ebraica e la Qabbalah

Proiezione di: Elena in Pardes. Viaggio nella foresta numerologica di Tobia Ravà (2010, 21′)
di Sirio Luginbühl con Elena Candeo e Tobia Ravà

Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die welt kam, 1920, Germania, 84′) di Paul Wegener con Paul Wegener, Albert Steinrück, Lyda Salmonova
sala conferenze quarto piano, ingresso libero

 centro Candiani Mestre Elena in PaRDeS

mostra Eventi elevazioni permutazioni 2

Eventi elevazioni permutazioni 2

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In occasione della 11a giornata Europea della Cultura Ebraica, la Comunità Ebraica di Padova e l’Associazione Culturale Concerto d’Arte Contemporanea organizzano presso la Ex Sinagoga tedesca di Padova, Via delle Piazze 28, una esposizione sulla mistica ebraica dal titolo Elevazioni e Permutazioni 2, dal 5 al 26 settembre, a cura di Maria Luisa Trevisan, con dipinti, sculture e video, realizzate da artisti italiani e stranieri che si ispirano alla qabbalah.

Elevazioni e Permutazioni 2
dal 5 al 26 settembre 2010,
Ex Sinagoga tedesca di Padova,
Via delle Piazze 28, 35122 Padova tel./fax 049 8751106,
e-mail: cebra.pd@tin.it
La mostra rimarrà aperta nei seguenti giorni ed orari:
domenica 5 dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19.30;
lunedì 6 e martedì 7 dalle 16 alle 19.30;
mercoledì 8 dalle 10 alle 13;
domenica 12 dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.30;
da lunedì 13 a giovedì 16 dalle 16 alle 19.30;
venerdì 17 dalle10 alle 13;
martedì 21 dalle 16 alle 19.30;
mercoledì 22 dalle 10 alle 13;
domenica 26 dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.30.

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invito mostra Elevazioni permutazioni 2 Padova

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Mostra collettiva: I Fiori del male

Evento: Mostra collettiva I Fiori del male
Studio d’ Arte Le Muse
Via Toledo 272, 80132 Napoli

5 marzo – 16 aprile 2010
Da lunedì a venerdì ore 17- 20
( dal 1 al 6 aprile solo su appuntamento )

vernissage: venerdì 5 marzo 2010, ore 18.30

Mostra a cura di: Maria Antonietta Roselli, Joanna Irena Wrobel
Presentazione di:
Maria Luisa Trevisan, Enzo Battarra
Info: 081 6583303, 340 8222584
e-mail:
studiolemuse@gmail.com

mostra I FIORI DEL MALE invito

Una intricata rete di rimandi, un metaforico ritorno alle radici, al vero senso dell’arte come frutto di intrecci tra sensazioni e condizionamenti, tra flussi continui di immagini e mancanza di qualsiasi filtro. Figli dei fiori e fiori del male. Fiore come infiorescenza, ciò che affiora, che viene in superficie, segno tangibile di una intima ricerca e spesso, gesto di disagio e di muta ribellione.
Charles Baudelaire con i suoi “ I Fiori del male “, conduce una sofisticata operazione di rilancio e di rivalutazione della figura dell’Artista all’interno di ogni società in evoluzione.
La creatività artistica è concepita come origine ed energia pura di rinnovamento di coscienza culturale e di progresso intellettuale dei popoli moderni. L’Artista viene indicato come fonte ed elemento propulsore di sviluppo e di cambiamento.
Investiti da questo compito, 12 artisti italiani, si esprimono attraverso opere pittoriche, installazioni e sculture presso lo Studio d’Arte Le Muse. La mostra sarà inaugurata, venerdì 5 marzo alle ore 18:30.
Gli artisti invitati sono: ANGELO ACCARDI, GIUSTINO CALIBÈ, ROBERTO CREA, MATHELDA BALATRESI, CLARA GARESIO, UMBERTO LEONETTI, GIUSEPPE PIROZZI, TOBIA RAVÁ, STEFANIA SABATINO, PAOLO TOMMASINI, CARLA VIPARELLI, PAOLA VOLPATO.
Il capolavoro della poesia francese appare come una sorta di viaggio immaginario compiuto dal poeta che si eleva, come un albatro, ai livelli più alti della percezione e dell’emotività, ma una volta sulla terra ferma non riesce a muoversi, appesantito e imbrigliato proprio dalle sue stesse (in)capacità.
L’Artista dotato di una sensibilità straordinaria, dolce ed al contempo dolorosa, fa i conti con la propria caducità, nel tentativo di trovare la via per dare origine all’indagine artistica. La sua ricerca diventa per gli altri fonte di nutrimento, scambio e condivisione di nuovi valori.
L’Arte, come rarefazione del pensiero individuale, sublimazione dell’angoscia, un’arte frutto di incanto, di poetica delicatezza, di una sensualità astratta e, nello stesso momento, metafora di vita e di morte.
Il profumo dei fiori di Baudelaire giunge a noi e colpisce con intatta fragranza.
Oggi come allora, un grido di rabbia e di disperazione riecheggia di fronte all’Umanità “crepuscolare” e in una inspiegabile attesa, simbolo di una società che vive sospesa in un tempo di transizione.
Fiori del male. Una contraddittoria coesistenza: i Fiori e il Male. Eterni simboli di bellezza e tragicità del declino. Una doppia essenza da cui è composto il loro profumo, come è doppia d’altronde, la natura dell’Uomo.
Fiori del male, un incipit, segnali forti e radiofari di una società senza regole.
L’opera d’arte come frutto di una straordinaria percezione d’Artista, una icona e manifestazione di (in)coscienze comuni.

(CAJO)

mostra di Annamaria Targher, “In Grand Tour”

Annamaria Targher, In Grand Tour

(a cura di Hansjörg Gruber)
“Grand Hotel Trento”, via Alfieri 1, Trento


21 ottobre 2009– 14 marzo 2010, tutti i giorni: 00.00 – 24.00, ingresso libero


Inaugurazione: sabato 28 novembre, h. 17.30 con Pino Costalunga (su testo di Giovanni Battista Todeschi) e Maria Luisa Trevisan

Nelle prestigiose sale del Grand Hotel si snoda, e si manifesta al pubblico, il personale Grand Tour di Annamaria Targher: dalle grandi e visionarie tele astratte agli ultimissimi e sperimentali lavori figurativi risolti con l’impiego meticoloso del tessuto.

Scrive, a proposito, Giovanni Battista Todeschi:
“Grand Tour, ossia un viaggio di formazione le cui tappe segnano ad un tempo dei punti d’arrivo e di partenza, degli snodi situati lungo un percorso spirituale non concluso e forse destinato a non concludersi: viaggio affascinante nei luoghi immateriali della geografia dell’anima e, allo stesso tempo, suo puntuale resoconto visivo, vero Bildungsroman scritto con le immagini.
Di questo romanzo di formazione, le opere qui esposte rappresentano il capitolo più recente ma certo non finale, e con esso l’artista stende un primo consuntivo della propria attività durante l’ultimo triennio. In ciò nulla dell’arido regesto, nulla del catalogo museale, ma solo la viva e coinvolgente testimonianza di un travaglio e di un’inquietudine, di una tensione espressiva che sembra sostanziarsi dell’archetipo della metamorfosi, dell’inesausto trasmutarsi delle forme e però anche dell’emergere sempre più deciso di quelle, tra esse, più immediatamente e facilmente riconoscibili.

Un esitante ma progressivo passaggio dall’astratto al figurativo? Un sofferto ma graduale approdo a lidi più noti e rassicuranti? Forse anche un atto di rinuncia e di acquiescenza? Si direbbe piuttosto una pausa di raccoglimento e di meditazione, un momento di sosta e di riposo nel mondo conosciuto prima del nuovo inoltrarsi lungo vie incognite e perigliose.
Forse questi sono anche i prodromi di una nuova e più matura sintesi, ma ciò potrà dirlo solo il futuro”.

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Visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma

Visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma 17 gennaio 2010

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L’opera commissionata all’artista veneziano Tobia Ravà dal professor Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, quale dono a Papa Benedetto XVI in occasione della visita alla Sinagoga di Roma del 17 gennaio 2010 (la seconda dopo quella di Giovanni Paolo II, dell’aprile del 1986), al Tempio romano, rappresenta l’immagine di un bosco azzurro.
La direzione spirituale, titolo dell’opera, è data dalla prospettiva centrale del pioppeto che porta verso l’infinito, in un’immagine interamente realizzata con numeri, lettere e parole ebraiche, che insieme costituiscono una texture alfanumerica sostenuta da una ferrea logica linguistica, quella della ghematrià, secondo la quale ogni lettera corrisponde ad un numero e così ogni parola ha oltre che un significato letterale anche un valore numerico, ma anche filosofico e segreto. In questo modo riesce a ricavare persino radici quadrate di concetti ed il numero teosofico di qualsiasi cifra sommandone tutte le unità in modo da ridurlo ad una sola cifra.

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L’opera si fa testo, apparentemente indecifrabile e criptico, ma non appena ci si addentra nella foresta di simboli, e con un po’ di pazienza si cominciano ad isolare le lettere ed i numeri, si  scoprono dei meravigliosi significati nascosti tra i rami e nei meandri di questi boschi. Affiorano nomi, messaggi, date ed anche la firma dell’artista (32). L’opera  è incentrata sulla data della visita che compare in alto, in cielo, e sul nome “baruch”, in omaggio a Benedetto XVI, ed il numero 16, che troviamo invece a terra, con tutti valori ghematrici, numerici e teosofici collegati; è un inno al divino, alla terra, al creato, all’amore, all’unione e alla concordia tra gli uomini, come nella citazione testuale del Salmo 122, verso 6: shalu 377 shalom 376 Jerusalem 586 isch laiu oheveich (Pregate per il bene di Geusalemme: possano godere di tranquillità coloro che ti amano).
Sulla linea dell’orizzonte vi è il numero 45 che rappresenta l’uomo in quanto ghematrià di adam (uomo in ebraico, parola composta da alef, ossia la presenza divina, equivalente ad 1, e dam, sangue, 44). L’opera ha in effetti i colori corrispondenti a queste due parole, dell’infinito, dell’uno, eterno, indivisibile con l’azzurro che si fa sempre più etereo, rarefatto ed evanescente fino al bianco. Questo colore che è in superficie ha come base una colorazione rossa, simboleggiante il sangue e la carne dell’uomo.

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Non si tratta della natura (parola che è presente in ebraico, ha teva) spontanea e selvaggia, ma regolare e controllata dall’uomo che in questo caso si fa socio di Dio nella creazione. L’uomo crea una natura ordinata: i Pioppi sono piantumati tutti ad una certa distanza, spesso lungo gli argini dei fiumi in aree golenali per rafforzarne le sponde e contenere le acque troppo abbondanti.
Il pioppeto è un tema ricorrente nella produzione artistica di Ravà e rappresenta la riqualificazione dell’essere umano che piantando alberi migliora il pianeta. L’artista ama affermare che preferisce l’uomo che pianta alberi piuttosto di quello che cementifica le sponde e costruisce capannoni.
L’opera d’arte così come il testo biblico può quindi essere letta secondo i 4 livelli del PaRDeS, che significa “frutteto” o “giardino”, parola che ha dato origine al termine “paradiso”. PaRDeS giunse ad avere un significato filosofico nell’ebraismo per un racconto narrato nel Talmud , in cui PaRDèS sembra rappresentare un “luogo” ideale, simbolico, interiore, e consono alla mediazione esoterica. Nell’ebraico più tardo “coloro che passeggiano nel frutteto” sono i giusti impegnati nella meditazione mistica. Le quattro consonanti PaRDèS vennero poi a rappresentare i quattro livelli stabiliti d’interpretazione delle Scritture. Ciascun verso della Bibbia può essere letto in riferimento al suo Pshàt, ovvero il suo ovvio e diretto significato, oppure secondo il Rèmez, un’allusione all’allegoria, filosofica o morale in esso contenuta; o ancora secondo il Deràsh, ovvero gli antichi metodi rabbinici di interpretazione, o in riferimento a Sod, il significato esoterico o qabbalistico. Il testo come anche l’opera d’arte o qualsiasi situazione della vita presenta al contempo diversi livelli di significato: questo aspetto del pensiero ebraico ha contribuito ad avere un approccio diverso, più articolato e pluridirezionale nella visione e soluzioni dei problemi sia a livello teorico che pratico.

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Percorso del testo nell’opera

A partire dal centro dall’alto troviamo la data: 17 gennaio/ 2010/ schevat/ 2bet/ tav shin” àin /
5770 / Roma /247/26 (valore del tetragramma)
di seguito a scendere alcuni valori fondamentali per arrivare al centro del varco nel bosco con il numero 45 (valore ghematrico della parola adam, = uomo)

Dal basso verso l’alto, ultima riga da destra:
Baruch, 228 (valore ghematrico della parola Benedetto) zain (uguale a 7 valore teosofico di 16) 16 (sta per XVI°, valore ghematrico di av echad, che significa “un solo padre” )
Da sinistra (ultima riga):
32 (firma dell’artista) 50 (anni dell’artista nel momento d’esecuzione dell’opera) 1166 (numero dell’opera) 13 (sta per 13° lavoro dell’anno ebraico 5570 di seguito primo lavoro dell’anno 2010)

Seconda riga da destra sesto verso del salmo 122: shalu 377 shalom 376 Jerusalem 586 isch laiu oheveich (Pregate per il bene di Geusalemme: possano godere di tranquillità coloro che ti amano)

Terza riga dal basso dedicata al 228: valore ghematrico di Baruch (=Benedetto), di keruv (=cherubino), di etz chaim (= Albero della Vita), bakhor (= primogenito), 3 (corrispondente valore teosofico di 228)

Quarta riga dal basso: 1 alef (valore teosofico di 244 somma di 228 + 16) 244 tzadiqim (= i giusti)
Ghemarah (=commento alla Mishnà, parte principale del Talmud), radam (=addormentarsi), mered (=ribellione ), marad (=ribellarsi) madar (=inclinarsi), dimar (=essere stupefatti)

Quinta dal basso) è dedicata al 16 e al 256:
16 (valore ghematrico corrispondente a hi (=lei) a zug (=coppia) hoveh (=presente) av echad (=un solo padre), ezov (=isoppo, pianta medicinale), gabai (=tesoriere)
256 (la radice quadrata è 16) corrisponde a 256: Aharon (=Aronne, fratello di Mosè, Primo Gran Sacerdote, aronne significa “portatore di martiri”), nur (=fuoco), melekh elion (=re superno)

La sesta riga dal basso è dedicata al 13 e 169:
Il numero teosofico di 224 è 1 che è alef, echad (=uno) ha ghematrià 13, come ahavah (=amore), hagah (=meditare), hegheh (=voce), zavad (=dare un regalo), zeved (regalo)
13 è la radice quadrata di 169: ta’amim (=note musicali con le quali si canta la Torà) e la frase dal Cantico dei Cantici mum ein bakh (=in te non c’è difetto), teqes (=rito)

Settima riga dal basso seguono le parole che hanno valore ghematrico 207 tra le quali: adon olam (=il signore del mondo), or (=luce), ain sof (=Infinito), raz (=segret), zer (=corona), adon olam (=Il Signore del mondo), bohar (=luce brillante), gheder (=recinto), barah (=mangiare, assaggiare, dare cibo), zqenim (=vecchi, anziani)

L’ottava riga dal basso è dedicata alle parole di ghematrià 86: Eloim (=Onnipotente, uno dei nomi di D.o), Kli Y. H.V.H. (=il recipiente del tetragramma), ha kavvanah (=l’intenzione, la direzione spirituale, titolo del dipinto), chokhmah echad (=Sapienza+Uno), ha teva (=la natura), halleluiah (=esclamazione di lode), cos (=bicchiere), peach (=angolo di campo), avdi (=mio servo), mum (=difetto)

La nona riga dal basso è dedicata alla ghematrià di Adonai, 65 altro noto nome divino,
hallel (=lode), heikal (=palazzo), mezuzah (=rotolo di pergamena con lo Shama Israel che si mette sullo stipite delle porte), gavan (=sfumatura), dudaim (=mandragola), has (=silenzio)

La decima riga dal basso è dedicata al 410, valore ghematrico della parola Shemà (=ascolta, parola con cui si apre la principale preghiera ebraica), qadosh (=santo), Avraham + Beniamin (=la somma del valore numerico del primo e dell’ultimo membro della famiglia ebraica e della discesa in Egitto), shefel (=basso), shafal (=abbassare), Ararat (=monte su cui si fermò l’arca di Noè dopo il Diluvio), Mashiach Eliahu (=la somma del nome Messia ed Elia, che nella tradizione accompagnerà la sua venuta), metzaref (orefice, colui che raffina i metalli, ma anche colui che permuta le lettere secondo dei procedimenti mistici).

L’undicesima riga dal basso è dedicata al 314: valore di shadai (=Onnipotente) del Pi greco, dell’Angelo più potente: Metatron, e anche gehematria di or haemunah (= Luce della fede),
beqirbi (=dentro di me, al centro), chush (=senso), suach (= meditare) .

La dodicesima riga dal basso è dedicata alla mistica ebraica: qabbalah 137, dello stesso valore:
ometz (=coraggio), matzevah (=coraggio), ofan (=ruota), Yofiel (“la bellezza di D.o, nome di angelo), Yom ve laila (=giorno e notte), chockmah + nevuah (=sapienza+profezia).

La tredicesima riga dal basso è dedicata al giorno di gennaio dell’incontro, il 17 che è il valore ghematrico della parola tov (=bene), egoz (= noce), hagadah (= racconto), ghedi (=capretto), zevach (= sacrificare).

La quattordicesima riga dal basso è quella dedicata a Roma, resh 200, vav 6, mem 40, alef 1 = 247
come: zamer (= cantante), zemer (=canzone), zamar (= cantare), zerem (=fluire, scorrere),
razam (= allusione simbolica), maor (= Datore di Luce) e della frase “ noach matzah chen” (= Noè trovò grazia).

La quindicesima e la sedicesima riga dal basso riportano i valori ghematrici di alcuni nomi di D.o
ed i valori fondamentali dell’ etica.

NB Ogni lettera ebraica ha un valore etico, esoterico e numerologico, è quindi un numero e ogni parola ebraica (vale) la somma dei valori delle lettere che la formano, questa si chiama “ghematria”, o valore ghematrico. Parole dello stesso valore ghematrico sono legate fra di loro, positive e negative rendono il loro valore equilibrato. Spesso i concetti sono il risultato logico di somme, radici quadrate, equazioni e/o formule matematiche;

per es. av (=padre, alef 1 + bet 2 =) 3 +
em (= madre, alef 1 + mem 40 =) 41 =
_____________________________
ieled (= bambino, iod 10 + lamed 30 + dalet 4 =) 44

Mostra Rovigo 2009

Mostra Trani Castello Svevo 2009

Mostra Trani Castello Svevo 2009

mostra Triplani: volo su Venezia

Triplani: volo su Venezia

Inaugurazione mercoledì 16 marzo 2016 alle ore 18.00
presso Art Factory di Tobia Ravà,
Dorsoduro 2324
(Fondamenta dell’Arzere), Venezia

La mostra è aperta fino al 25 aprile 2016
Orari da mercoledì a domenica 15.30-19.00
(in altri orari telefonare al 328 4586636)

mostra a cura di Maria Luisa Trevisan

allestimenti Tobia Ravà

grafica Cesare Vignato

Organizzazione PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea in collaborazione con Antonella Crosera

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motra Triplani-Venezia Art Factory 16 marzo 2016

PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, in Via Miranese 42, Mirano (VE)

Via Miranese 42,Mirano (VE), tel./fax 041-5728366; 3471635040;
artepardes@gmail.com;
cartec@alice.it

www.artepardes.org;